venerdì 20 ottobre 2017

Guardians - Il risveglio dei Guardiani (Sarik Andreasyan, Russia, 2017, 89')




Speravo di godermi una tamarrata senza ritegno.
Non pensavo mi sarei trovato di fronte alla versione poraccia e da sabato pomeriggio su Italia Uno nel giorno del Gran Premio o della partita di calcio di turno degli Avengers.
Per di più, prodotta e confezionata in Russia.
Neanche fossimo tornati ai tempi della Guerra Fredda.
E se neppure un tamarro come me riesce a promuovere questa roba che pare lo Sharknado dei supereroi, è difficile che ci siano speranze.



MrFord



 

giovedì 19 ottobre 2017

Thursday's child



Per la puntata di questa settimana della rubrica delle uscite gestita come di consueto dal sottoscritto e dal suo eterno rivale Cannibal Kid, in occasione dell'arrivo in sala di uno degli horror più attesi dell'anno abbiamo chiesto aiuto ad una delle bloggers più cazzute e sul pezzo della rete, la mitica Lucia Patrizi, che gestisce da anni e alla grande un blog che ho sempre adorato e che per competenza e cura merita di stare senza dubbio tra i migliori dedicati alla settima arte.
Cosa sarà successo con l'aggiunta di Lucia all'equazione instabile Ford+Cannibal?



"Mi sono allenata con Lucia, e ora posso battere questo sfigato e Cannibal Kid a braccio di ferro senza neppure fare fatica!"



It

"E' qui che si sono riuniti quei tre bloggers terrificanti. Meglio girare al largo."

Lucia: Il film pronto a rovinare l’infanzia a tutti quelli che non hanno letto il libro e sono ancora convinti che si tratti di un remake, povere anime candide. Pensano persino che la miniserie dei primi anni ‘90 non sia la cosa ignobile che è. Mi fanno un po’ di tenerezza. Non è che il Cannibale è tra loro?
Lo si aspetta con ansia, soprattutto grazie alla lungimirante distribuzione italiana che ci ha fatto aspettare quel mese in più rispetto al resto del mondo. C’è chi, per vederlo, è addirittura scappato all’estero. Noi stoici che non abbiamo ceduto alla tentazione dello streaming, siamo pronti ad affollare le sale e ad assistere alla prima e unica trasposizione cinematografica del romanzo più popolare del Re.
Cannibal Kid: Lucia su di me dice cose non vere! Io non ho mai letto il libro e la nobilissima miniserie del 1990 mi ha traumatizzato parecchio...
Oddio, a ben vedere, mi sa che dice cose abbastanza veritiere sul mio conto. Come fa a saperle?
Questa cosa mi inquieta quasi quanto Pennywise, che nel remake del 2017 (ok, lo so che non è un remake, anche se pure su questo ci sarebbe da discutere) ha il volto del giovane Bill Skarsgård, pronto per agitare di nuovo i miei incubi a decenni di distanza come la nuova stagione di Twin Peaks non è riuscita a fare. E come invece Ford riesce sempre a fare.
Ford: ho amato molto alcuni romanzi di King, come Cujo o La lunga marcia, ma non sono un suo fan accanito. Inoltre, non ho mai letto It, e sono tra quelli che ricordano la mini dei primi anni novanta come un pezzo d'infanzia, e che oggi pensano che Skarsgard non potrà mai essere un Pennywise grandioso come quello di Tim Curry. Poi, spero di essere smentito, ma sinceramente tutta l'attesa, la pubblicità e le aspettative mi fanno pensare più ad una potenziale delusione, che non ad un nuovo cult della paura.
Onestamente, mi fa molta più paura questa versione della rubrica delle uscite, che unisce per la prima volta tre menti malate come le nostre.

La battaglia dei sessi

"Un dollaro: più o meno quello che valgono i pareri cinematografici del Cannibale."

Lucia: Potrebbe non essere affatto male, peccato solo che sia destinato a essere schiacciato dal rullo compressore IT e che quindi lo vedranno in pochi. Non mi pronuncio più di tanto: la storia è intrigante quanto basta, il cast è interessante e non proprio consueto. Se riesco, ci faccio un salto.
Cannibal Kid: Eddai, e facciamo 'sta battaglia dei sessi. Io e Ford per una volta uniti conto un nemico comune: la femmina Lucia.
Allora, come possiamo attaccarla?
Potremmo dire che in un doppio a tennis la stracciamo senza problemi, qualunque partner scelga. Solo che io non ricordo di aver mai giocato a tennis in vita mia e sono negato persino a ping pong. Quindi se anche Ford in realtà fosse Federer, perderemmo comunque.
Potremmo allora dire che non sa niente di cinema. Solo che, almeno tra i qui presenti, è quella che ne capisce di più. E pure nettamente.
Ok. Dichiaro questa battaglia dei sessi ufficialmente vinta da Lucia.
Ford: io non sono mai stato per la battaglia tra i sessi. Avevo capito fin dai tempi dell'asilo che una situazione del genere avrebbe drasticamente ridotto le possibilità di rimorchiare, dunque ben venga l'amore per tutti. Ovviamente non tra noi qui pronti a darci battaglia rispetto alle uscite che ci attendono in sala, e che per questa settimana spero non facciano discutere soltanto me e Cannibal, ma anche la nostra illustre ospite Lucia.

Brutti e cattivi

"Ma mi vuoi spiegare perchè diavolo andiamo in giro conciati come Ford!?"

Lucia: Posto che bisognerebbe porre una moratoria sull’uso del dialetto romano al cinema per almeno un paio di decenni e che la periferia della capitale è una di quelle cose che, a forza di vederle sempre su grande schermo, ha francamente sfracellato i coglioni, potrebbe addirittura essere una sorpresa. Non per altro: l’idea di usare dei freaks come protagonisti, se ben condotta, può anche portare a un discorso non banale sull’estetica del corpo. Ma forse sarà la solita commedia wannabe moderna con le solite battute in romanesco da cassare senza troppi problemi.
Cannibal Kid: Eddaje, Lucia. Solo perché te sei romana de Roma pensi di poterti arrogare il diritto di scegliere chi, come e quando si può usare il dialetto romano, al cinema o anche solo su un blog di cinema?
Li mortacci tua!
A me il romanesco me piace, e me fa sempre ride. Quindi questa commedia wannabe moderna più brutta e cattiva de Forde la tifo quanto er Pupone.

Ford: ho sempre adorato Roma, e quando mi capita ci torno sempre volentieri. Credo invece adorerò un po' meno questo film, che mi pare la classica burinata finta alternativa di quelle che noi wannabe ammaregani cerchiamo di realizzare ormai sempre più di frequente.
Senza contare che un film con freaks protagonisti senza i tre bloggers qui presenti mi pare davvero inconcepibile.

Nemesi

"In camicia di forza perchè ho ammesso che il blog di Lucia è nettamente migliore degli altri due? I pazzi siete voi!"

Lucia: Tenete lontano il Cannibale da questo film. Doveva essere distribuito a luglio, poi sembrava caduto nel limbo, e invece eccolo qui, anche lui pronto a passare del tutto inosservato in una settimana in cui la faranno da padroni i clown assassini.
Invece io consiglio vivamente a Mr. Ford di precipitarsi in sala, perché è Walter Hill al suo meglio. Il titolo italiano fa cagare come sempre, ma non commettete l’errore di liquidare Nemesi con un’alzata di spalle. Cannibal Kid non lo capisce, e questo già dovrebbe essere un motivo valido per correre in sala.
Cannibal Kid: Lucia sul suo illustre blog Il giorno degli zombi (che sono i rivali storici numero 1 dei cannibali dopo i Ford) spesso e volentieri supporta i B-movie. E fa B-ene. Peccato che qui ci troviamo di fronze a un probabile Z-movie, che fin dal trailer sembra una di quelle produzioni amatoriali italiane girate con il cellulare di Ford. Quindi il Nokia 3310 che manco faceva le foto.
Devo però dire una cosa che shockerà Lucia: I guerrieri della notte è uno dei miei film preferiti in assoluto. Peccato sia uscito lo stesso anno di nascita di Ford, quindi tanto, tantissimo tempo fa, e dubito che da allora a oggi Walter Hill sia ancora rimasto al suo meglio.
P.S. Il titolo italiano fa cagare, ma anche l'originale – The Assignment – non è che sia tutta 'sta figata ahahah
Ford: ho sempre amato Walter Hill, uno di quei registi con le palle d'acciaio che negli anni settanta e ottanta hanno rivoluzionato l'action e non solo, autore tra l'altro di supercult come I guerrieri della notte e I guerrieri della palude silenziosa, e trovo sia un vecchio leone da non sottovalutare.
Certo, l'accoglienza della critica è ben lontana dall'essere delle migliori, ma solo per lui potrei concedere il beneficio del dubbio e recuperarlo.
In caso non dovesse andare bene, potrò per una volta dare la colpa a Lucia invece che al Cannibale.

Monster Family e Vita da giungla alla riscossa

Lucia, il Cucciolo Eroico, Ford e Sophia Boutella in una foto ricordo.

Lucia: Per entrambi i film: non so che dire: non mi interessano, non me ne frega niente e, se non fosse stato per questa gradita ospitata su Pensieri Cannibali e su White Russian, non credo che sarei mai venuta a conoscenza della loro esistenza.
Cannibal Kid: Almeno su queste pellicole animate io e Lucia dei Promessi sposi siamo d'accordo. A noi adulti non interessano per niente. A te Ford invece sì. E non perché sei padre, ma perché sei te che obblighi a vederli i tuoi poveri figlioli – che Dio abbia pietà delle loro anime –.
Ford: film d'animazione che non rientrano tra i miei interessi, nonostante Vita da giungla piaccia al Fordino - in fondo, basta siano presenti animali, e lui è felice - e dunque potrebbe scattare un recupero giusto per la quiete che il "momento cartone" concede a noi "adulti" del Saloon. Ma finirà comunque lì.


Una donna fantastica

L'arrivo di Lucia in questa rubrica.

Lucia: Arriverà al massimo in dieci sale in tutta Italia, ed è triste perché il regista è un nome di un certo peso, il film è fresco della vittoria a Berlino per la miglior sceneggiatura e il tema è anche troppo forte per l’Italietta puritana e pruriginosa.
Scommetto tutti i soldi che non ho che questo sarà il film prediletto dal Cannibale per la settimana corrente.
Cannibal Kid: Una donna fantastica, nonostante le frecciatine che mi tira manco fosse Katniss Everdeen, ce l'abbiamo ospite oggi ed è la qui presente Lucy in the Sky with Ford. Fantastica è anche la parcella che ha richiesto per quest'ospitata. Belén Rodriguez per una serata in discoteca prende meno, ve lo assicuro. Massì, ma chissenefrega? Tanto paga Ford, che quello è pieno di soldi.
Riguardo al film e al suo regista, il cileno Sebastián Lelio, ammetto di non sapere molto. Che Lucia in realtà sia più radical-chic di me, o è solo più abile su Wikipedia?
Dopo aver visto il notevole trailer, devo comunque ammettere che pure questa volta la blogger degli zombi potrebbe aver ragione e questa potrebbe rivelarsi la mia pellicola della settimana. Con buona pace dei clown. Sia Pennywise che James Ford.
Ford: ho già visto diverse volte il trailer di questo film premiato a Berlino, pensando che si trattasse dell'ennesima radicalchiccata da Festival in grado di esaltare Peppa Kid e lasciare piuttosto perplesso il sottoscritto. Non so che effetto possa avere su Nostra Signora degli Zombie Lucia, ma spero tanto che i suoi non-morti possano banchettare con i resti del Cannibale e di qualsiasi autore pretenzioso che passi dalle nostre parti.

Ritorno in Borgogna

"Noi radical siamo qui con il calicino, mentre laggiù Ford e Lucia si stanno scassando un White Russian dietro l'altro: non vorremo mica ridurci come quel pusillanime del Cannibale che al primo bicchiere è sbronzo!?"

Lucia: Drammone familiare in salsa francese in mezzo al vino. No, grazie. Il regista è quello de L’Appartamento Spagnolo, film che non ho mai amato e la trama mi fa venire voglia di ubriacarmi. Semplicemente, non è roba per me. Anche se l’idea di ubriacarmi non mi dispiace.
Cannibal Kid: Il nuovo di Cédric Klapisch, l'autore della splendida trilogia de L'appartamento spagnolo, un cult sia per l'Erasmus generation che per chi, come me, l'Erasmus non l'ha mai fatto. Si preannuncia come una visione ad alto tasso di emozioni, di risate e, considerata l'ambientazione, pure ad alta gradazione alcolica. Questo weekend quindi io ritorno in Borgogna a degustare vini e film che solo noi spettatori chic sappiamo apprezzare in pieno. Lucia invece può tornare al bar insieme a Ford a bere cocktail per bambini come il White Russian.
Ford: ammetto, e mi perdonerà Lucia, di volere un sacco di bene a L'appartamento spagnolo, un po' perchè ambientato a Barcellona - la mia città preferita al mondo -, un po' per Cecile DeFrance, un pò per quell'atmosfera di scanzonatezza che si prova quando si hanno vent'anni. A dire il vero la provo ancora oggi la maggior parte del tempo, ma devo ammettere che questo film mi attira decisamente meno di una bella sbronza.
Eventualmente io e Lucia ci daremo ai cocktail da adulti navigati mentre il finto teenager Cannibal potrà perdersi nel suo ritorno alla vodka alla menta.

Veleni

"Per leggere le stronzate di questi bloggers mi ci vorrebbe ben più di una sigaretta!"

Lucia: Ed ecco il pacco italiano della settimana. Ogni volta ce n’è uno e ha sempre il potere di mettere d’accordo tutti nel NON andarlo a vedere neanche sotto tortura.
Cannibal Kid: Ah, il caro antico sapore del film pacco italiano della settimana. Non c'è niente di più rassicurante e di più unificatore. È capace di mettere d'accordo persino tre blogger così differenti (ma forse in fin dei conti nemmeno troppo), come noi tre.
Ford: il bello di questi film inutili è che riescono sempre a mettere d'accordo perfino me e Cannibal rispetto all'evitarli come la peste. Questa volta siamo in tre, e mi sa che in questo caso siamo anche felici di prenderci una seconda sbronza all together per dimenticarcene.

mercoledì 18 ottobre 2017

Dottor House - Stagione 6 (Fox, USA, 2010)





La mia storia rispetto alla serie dedicata allo Sherlock Holmes della medicina, il Dottor House, è davvero strana: ai tempi del suo massimo successo, da fan adoratore di Lost, detestavo cordialmente quello che era diventato uno dei rivali - in termini di audience - dei naufraghi più famosi del piccolo schermo, boicottandone la visione e lasciando che scorresse verso l'inevitabile conclusione senza alcun colpo ferire.
Quando, anni dopo, la necessità di trovare qualche titolo valido per coprire la fascia dei pasti di casa Ford senza scombinare troppo la crescita del Fordino portò me e Julez a ripescare proprio il sarcastico e cinico immunologo, le cose cambiarono.
Dalla sigla al personaggio, infatti, tutto quello che riguardava il burbero Greg House divenne cult proprio per l'allora più piccolo del Saloon almeno quanto Frank Gallagher - altro suo idolo da piccolo schermo -, e dunque il recupero dell'intera serie è divenuto, stagione dopo stagione, una richiesta specifica del Fordino, attratto più che dalle questioni mediche dal fatto che House non si preoccupi di provocare l'ira di chi gli sta attorno, e dal comportamento del medico più irriverente che la fiction abbia mai prodotto.
Alle spalle una stagione decisamente sottotono - la numero cinque, indiscutibilmente la peggiore che il brand abbia conosciuto - il Nostro riscatta la sua posizione tornando agli standard cui aveva abituato il pubblico, cambiando nuovamente la formazione del suo team, regalando una prima manciata di episodi in pieno stile Qualcuno volò sul nido del cuculo ed un'evoluzione sentimentale che coinvolge dapprima l'amicizia con Wilson e dunque il rapporto con la vecchia fiamma mai sentita sulla pelle Lisa Cuddy, pronta a regalare un season finale in pieno stile romantico ad alimentare domande e curiosità a proposito del settimo e penultimo anno di produzione della serie.
Dal canto nostro, i Ford ora riscopertisi - almeno per quanto mi riguarda - fan dello stronzissimo specialista e dei suoi "protetti" - nel corso degli anni il posto da favoriti è stato preso saldamente da Taub e Tredici - attendono di scoprire quale sarà stato il destino scelto per la sua maturazione dagli autori, e di veder crescere il Fordino, che già ora dichiara di voler diventare ad ogni costo "medico degli animali", accanto ad uno dei suoi primi miti televisivi, dai tempi in cui batteva le mani al ritmo della sigla ad oggi, quando è pronto a chiedere quali siano le ragioni per le quali il paziente di turno sta male così tanto da aver bisogno dell'intervento di un pezzo grosso come House.




MrFord




martedì 17 ottobre 2017

BoJack Horseman - Stagione 1 (Netflix, USA, 2014)





Affrontare un titolo, si tratti di grande o piccolo schermo, incensato in ogni dove, è sempre una patata parecchio bollente, che si tratti di analizzarlo e scriverne, parlarne con gli amici o anche solo gustarsi la proposta svaccati sul divano: da mesi, ormai, la voce ricorrente che Netflix avesse fatto di nuovo centro con BoJack Horseman aveva fatto capolino un pò ovunque nella blogosfera, e molti dei miei colleghi e compari - spicca, nonostante il suo parere non sia certo un incentivo alla visione, il mio arcinemico Cannibal - hanno fin da subito dichiarato il loro amore per la figura certo non equilibrata di questo protagonista a metà tra stronzi guasconi e piacevoli come Hank Moody ed altri patentati e figli di puttana come Frank Gallagher o Mickey Donovan, per restare nell'ambito del piccolo schermo.
In tutta onestà, devo ammettere che da parte mia non si è trattato certo di amore a prima vista, considerato che ho passato le prime due o tre puntate a chiedermi come fosse possibile che un serial sicuramente interessante ma certo non innovativo potesse essere considerato tanto cult quando prima di lui abbiamo avuto cose come I Simpson, Futurama, Beavis and Butthead, South Park, I Griffin e via discorrendo, dei quali pareva semplicemente un cugino più recente, che le risate sono state tutte molto a denti stretti ed il percorso certo non facile.
Eppure, episodio dopo episodio, l'egoismo e tutti i difetti di questo cavallo star di una sitcom di successo degli anni novanta ormai dedito ad un galleggiamento tra alcool, droghe e puttanate a profusione figlie di una carriera stagnante hanno finito non solo per definire il personaggio e renderlo - come viene sottolineato anche nel corso della bellissima seconda parte di stagione - più umano - sembra una battuta, scritta in questo modo, ma si tratta della pura verità -, ma anche per proiettare BoJack Horseman dritto tra le migliori sorprese che il piccolo schermo ha regalato al Saloon nel corso di questo duemiladiciassette che, al contrario, in ambito cinematografico ha avuto fin troppo pochi sussulti.
Dal rapporto tra BoJack e Todd, passando per i riuscitissimi personaggi di contorno - Diane e Mr. Peanutbutter su tutti -, questa serie è come una di quelle serate in cui si esce per sbronzarsi come se non ci fosse un domani e ritrovarsi il giorno dopo nudi sulla spiaggia senza un rene e si finisce per scomodare massimi sistemi, sputare fuori tutta la merda e sentirsi ad un tempo feriti come mai non lo si è stati nella vita ma sinceramente puliti e pronti per aggredire un nuovo giorno.
Ogni dettaglio è collocato alla perfezione, ogni decisione ed avvenimento comporta conseguenze negli episodi successivi, dal più piccolo o apparentemente inutile al più grande, dalla D rubata alla scritta Hollywood fino alla presa di coscienza del main charachter di essere solo uno stronzo egoista che pur di vivere la sua vita finisce per calpestare chiunque stia al suo fianco.
Ed in questo senso, sarà che sono sempre stato uno stronzo anch'io, quel crescendo nel finale con Wild Horses degli Stones a fare da cornice alla cronaca della sconfitta inesorabile di BoJack mi ha fatto sentire equino e senza speranze e solo ed animalesco e fin troppo vorace, come lui.
Si potrebbe dire che BoJack Horseman sia una sorta di terapia per gli stronzi, un modo per fare da sacco da boxe al mondo pronto a restituire agli stronzi stessi quello che hanno seminato, neanche fosse una gigantesca rappresentazione del karma: ma allo stesso tempo, si potrebbe anche pensare che senza quegli stronzi con tutti i loro difetti a rendere i sapori più forti e le persone più umane, niente sarebbe così fottutamente divertente e degno di essere vissuto fino in fondo.




MrFord




lunedì 16 ottobre 2017

L'inganno - The beguiled (Sofia Coppola, USA, 2017, 93')





Ricordo la prima volta in cui ebbi modo di incrociare il cammino di uno dei cult più sconosciuti e sottovalutati del Cinema made in USA anni settanta, quel La notte brava del soldato Jonathan, ispirato dal romanzo The beguiled, che prendeva il machismo, il repubblicanesimo e tutto il maschilismo di Don Siegel e Clint Eastwood, due delle icone dei tempi legate a questi concetti, e le ribaltava grazie ad un thriller "femminista" come forse non si erano mai neppure immaginati.
L'idea, dunque, di un remake realizzato più di quarant'anni dopo da una regista dalla carriera altalenante - Sofia Coppola è riuscita a regalarmi graditissime sorprese come Il giardino delle vergini suicide o il troppo bistrattato Somewhere ed altre decisamente più indigeste come il sopravvalutato Lost in translation o il recente e più che vuoto Bling Ring - non mi attirava granchè, consapevole del rischio che lo stesso avrebbe comportato in termini di bottigliate.
Prima, dunque, che i nodi vengano al pettine, meglio specificare le cose: L'inganno non è un film da bottigliate, Sofia Coppola ha realizzato - tecnicamente parlando - davvero un prodotto di livello, rispettando la pellicola originale - considerato che in questo periodo, Blade Runner docet, i remake o seguiti o che dir si voglia rischiano di finire sulla graticola in men che non si dica - e nonostante il ritmo, la cornice ed il genere assolutamente fruibile e scorrevole - l'ho visto al termine di una giornata fuori porta sfiancante in compagnia del suocero Ford sostenuti entrambi da numerosi gin tonic, e senza che si crollasse dal sonno, che in quelle condizioni è tutto dire -.
Eppure, era inevitabile scontrarsi con un eppure.
Questo The beguiled - adattato non al meglio, pur se meglio dell'originale -, infatti, nonostante un comparto tecnico di livello decisamente buono, finisce per perdere il confronto con il suo predecessore principalmente a causa dell'utilizzo e della scelta del suo protagonista: non che abbia necessariamente qualcosa contro Colin Farrell, ma il Caporale McBurney dell'attore irlandese manca quasi completamente del carisma e dell'appeal di quello portato sullo schermo da Eastwood, apparendo più come un viscido approfittatore nella versione della Coppola - scelta che potrebbe essere anche stata voluta, non è da escludere - che non come il maschio alpha che si considera gallo nel pollaio e predatore e finisce inesorabilmente per essere smentito nel peggiore dei modi come in pochi altri film da ribaltamento pronti a sottolineare il vero equilibrio delle forze tra i sessi - originale di Siegel a parte, mi tornano in mente solo Holy smoke e Ritratto di signora -.
La mancanza, da questo punto di vista, di forza da parte del main charachter - o quello che si crede tale - finisce così per minare la resa della pellicola in generale, o quantomeno limitarne la portata, finendo per dare l'impressione del lavoro compiuto soltanto in parte e dunque in grado di arrivare e conquistare soltanto parzialmente la critica "dura e pura" probabilmente legata all'originale così come il pubblico occasionale alle prese con un titolo che finirà per mettere fin troppo a dura prova.
Il tutto senza contare un coraggio non pervenuto che nel millenovecentosettantuno portò Siegel addirittura a dirigere la scena di un bacio tra Eastwood quarantenne e la sua compagna di scena tredicenne, impensabile oggi.
Un vero peccato, perchè il cast femminile al contrario pare decisamente efficace ed azzeccato nelle scelte, e possa piacere oppure no all'occhio maschile che lo guarda tiene perfettamente il palcoscenico ed intriga neppure tutti gli esemplari di ominide fossero di colpo nei panni non troppo fortunati di McBurney, dall'illusione all'inganno, fino all'inevitabile conclusione.
Curioso come, ad ogni modo, uno dei registi più repubblicani della Storia di Hollywood ed il suo attore feticcio siano riusciti, almeno ai miei occhi, a rendere più netta la presa di coscienza dell'Uomo rispetto alla Donna rispetto ad una regista "rosa" resa più sicura dalle coscienze risvegliate del Nuovo Millennio.
Forse è anche questo un inganno.
O forse il bisogno, la solitudine, l'amore, il dolore, l'odio, la passione, finiscono per filtrare la realtà diversamente da quanto non sia.
L'importante, in questo caso, è accorgersi di tutto prima che sia troppo tardi.




MrFord




 



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