venerdì 24 novembre 2017

A ghost story (David Lowery, USA, 2017, 92')





Penso che tutti, religiosi, atei o qualsiasi cosa si possa essere, si siano chiesti almeno una volta nella vita cosa ci aspetta una volta che questo grande circo sarà finito, quando il corpo chiuderà i battenti e la mente saluterà baracca a burattini.
Credo sia umano tentare, in questo senso, di trovare una risposta alla paura, all'ignoto, al Tempo che inghiotte e ritorna, alle sfumature che possono o non possono esistere nel nostro mondo e oltre.
Me lo sono chiesto spesso anch'io, che da ateo miscredente adoratore della vita vorrei poter essere un highlander, o un vampiro immortale - anche se mi romperebbe non poco le palle evitare il sole e la luce del giorno, che adoro - pur di rimanere attaccato a questa palla di fango il più a lungo possibile.
Deve esserselo chiesto parecchio anche David Lowery, che con A ghost story tira fuori dal cilindro un miracolo che dal regista dello scialbo e retorico Il drago invisibile davvero non mi aspettavo: perchè più che una storia di fantasmi, il regista regala al pubblico una riflessione da brividi sul Tempo, l'Amore, la Vita e tutte quelle cose che rendono così straordinaria l'esistenza, per quanto dolorosa a volte possa essere, riuscendo nella quasi impossibile impresa di creare un cocktail tra Ghost e Gaspar Noè, due ingredienti che, almeno sulla carta, parrebbero inconciliabili almeno quanto la razionalità e l'istinto, la ragione e la fede, qualsiasi coppia di opposti e di amanti che popolano l'universo.
La vicenda dei due protagonisti di questa storia, del loro legame, dei messaggi nascosti, la musica, una casa che diviene il ricettacolo dei ricordi di una, dieci, cento vite che scorrono come sabbia in una clessidra pronta a ribaltarsi e ricominciare il suo inesorabile corso, per quanto apparentemente ostica in termini di ritmo, è una delle più toccanti e profonde dell'anno, e spinge A ghost story in alto nella classifica non solo di gradimento, ma anche e soprattutto in quella che permette ad alcuni titoli di entrare nel cuore e non uscirne.
Neanche fossero la nona di Beethoven.
Per quanto, comunque, si possa scrivere o filosofeggiare o recensire, un film come questo - con un budget ridotto all'osso, due attori di punta pronti a sacrificarsi come fossero esordienti, Casey Affleck in primis - più che analizzato andrebbe vissuto sulla pelle, in bilico tra la speranza che il Tempo non ci lasci fuori dalla sua danza e ci permetta in qualche modo di continuare a fare parte dell'Esistenza e la tristezza e la malinconia da spettatori di uno spettacolo che una volta era nostro, e che di colpo ci ritroviamo a vivere dall'altra parte della barricata.
Curioso inoltre che, in un anno avaro di grandi soddisfazioni sul grande schermo, una piccola perla come questa non abbia ancora trovato uno spazio in sala, e non si abbia alcuna notizia a proposito di un'eventuale distribuzione italiana: dobbiamo ringraziare la rete e la blogosfera che con il loro passaparola finiscono per fornire occasioni ed esperienze a tutti noi amanti della settima arte non adeguatamente considerate, pronte a sostenere un Malick mistico ed autoreferenziale qualsiasi piuttosto che una sua versione più potente e riuscita come questa.
Ma non voglio che una polemica, così come, per l'appunto, una semplice recensione, possano in qualche modo distogliere l'attenzione da un'esperienza di visione come questa: da adoratore della vita, un film che vada oltre la stessa come questo raccoglie un'intensità che è necessario provare, perchè non sarà mai come ascoltarla raccontata o tradotta in parole o gesti da altri.
A ghost story è la storia di fantasmi più viva che abbia mai avuto il piacere di ascoltare. O ancora meglio, di sentire.
E nella poesia di quel non detto e non letto che porta ad un passo oltre nel finale, c'è tutto quello che non dobbiamo dire e non leggere.
Perchè è vita allo stato puro.
Anche di fronte alla morte, alla fine, al Tempo.




MrFord




giovedì 23 novembre 2017

Thursday's child




Ed eccoci giunti ad una nuova edizione della rubrica dedicata alle uscite in sala più imprevedibile della blogosfera, con il sottoscritto e Cannibal Kid pronti ad accogliere ogni settimana un ospite differente per tenere alte tensione, rivalità ed un'atmosfera frizzante.
Questa volta a darci manforte è giunta Alma, blogger artistica di lungo corso che tiene compagnia come lettrice sia a me che al mio rivale fin dai nostri esordi o quasi: quali saranno state le sue posizioni? Avrà mantenuto un approccio da mediatrice, o avrà palesemente preso le parti di uno dei due nemici più agguerriti della rete?



"Cosa sta succedendo? Perchè hanno chiamato l'esercito?" "Cannibal e Ford preparano un nuovo numero della rubrica."



Flatliners – Linea mortale

"Solo così posso sciropparmi i film consigliati da Cannibal!"

Alma: E cominciamo subito con una botta di vita, con i protagonisti che vogliono ritornare dalla morte. Perché? Rimanere vivi dopo la visione di alcuni film non è più valido? Dite che vedere questo film equivale a ritornare dalla morte? Forse Cannibal è più disposto a rischiare visto che ci sono Ellen Page e Nina Dobrev, ma ricorda: i benefici iniziali li dovrai pagare poi con gli interessi.
Cannibal Kid: Alma va subito a segno e dimostra di conoscermi bene. Guarderò questo film principalmente per Ellen Page e soprattutto per Nina Dobrev, ma non solo. Sono anche incuriosito dal confronto tra questo sequel/reboot e il film originale, un semi-cult anni '90, e in quanto semi-cult anni '90 probabilmente detestato da Ford che in quel periodo ha subito ingenti traumi. Peccato solo che, oltre al film nuovo, devo ancora recuperare quello vecchio e il tempo stringe!

Ford: non ho mai amato particolarmente il sopravvalutato originale anni novanta - il decennio cult di Cannibal del resto è il più sopravvalutato del Novecento - e questo remake pare riuscire nell'impresa di essere di gran lunga peggiore. Passo volentieri la palla al mio antagonista, mentre consiglio Alma di evitarlo come la peste.

Detroit

"Per quale motivo sono in arresto, agente?" "Sei accusato di Cannibalismo, amico. Roba davvero grave."

Alma: E qui passiamo alle storie vere: scontri tra la comunità afroamericana e la polizia. All'inizio ho subito pensato a fatti recenti e invece no, siamo nel 1967. Non saprei dire se ne vale la pena. Amo i film basati su storie vere, ma molto spesso o cercano di suscitare facile pietà oppure non arrivano. Però la regia è di Kathryn Bigelow quindi potrebbe essere valido. Non dimentichiamo poi che da quando ha sconfitto Avatar di James Cameron, è diventata santa per Cannibal Kid.
Cannibal Kid: Goal numero 2 di Alma! Kathryn Bigelow per me Santa Subito dopo la notte degli Oscar 2010 in cui il suo The Hurt Locker, per quanto non un capolavoro, ha impedito che si commettesse uno dei peggiori crimini nella storia del cinema assegnando la statuetta di miglior film ad Evitar. Crimine di cui uno come Ford sarebbe stato più che volentieri complice. Se poi aggiungiamo che con il successivo Zero Dark Thirty la regista ha regalato a Jessica Chastain uno dei ruoli migliori della sua carriera, è quasi inutile aggiungere che questo suo nuovo Detroit arriva al giudizio di Pensieri Cannibali in maniera imparziale quanto la Juve al cospetto di un arbitro nel campionato italiano.
Ford: la Bigelow è una delle registe più cazzute della Storia di Hollywood, così tanto cazzuta che se dovesse incontrare Cannibal lo riempirebbe di cazzotti senza fatica. Avendo poi piazzato colpi nella sua carriera come Point Break o Zero Dark Thirty, direi che questo Detroit rischia di essere il mio film della settimana, del mese e forse dell'ultima parte dell'anno.

American Assassin

"Cosa ci fai vestito in quel modo? Il chiodo è passato di moda da un pezzo!" "Sto adottando uno stile visibilmente fordiano!"

Alma: A giudicar dal trailer, questo film grida: "Vendetta!!!" Essenzialmente non mi attira, passo la palla al balzo a Ford. Credo che tra i due, sia lui quello più interessato.
Cannibal Kid: Il giovane Dylan O'Brien addestrato dal vecchio Michael Keaton? Cos'è, la versione cinematografica di un sogno di Mr. Ford, che da sempre desidera addestrare me, senza successo?
Le storie di vendetta, Kill Bill a parte, non è che mi facciano impazzire, però quelle di arruolamento nella CIA o nell'FBI, stile le serie Alias e Quantico o il sottovalutato film con Colin Farrell e Al Pacino La regola del sospetto, stranamente le gradisco molto quindi questo American Assassin direi che mi attira. Anche se probabilmente meno rispetto all'American Sniper James Ford.
Ford: come giustamente scrive Alma, questa dovrebbe essere la mia materia, eppure già dal trailer questo film mi pare davvero una bolla di sapone di quelle buone per Cannibal, che continua ad esaltare filmetti trascurabili ed ignorare o criticare titoli invece meritevoli.
Potrei concedere una visione a tempo perso, anche se l'inconsistenza della maggior parte delle uscite dell'ultimo periodo mi ha portato a dedicarmi più alle serie televisive che altro, nelle ultime settimane.

Il domani tra di noi

"Te l'avevo detto, cara, di non seguire le indicazioni di quel Ford per il nostro weekend romantico!"

Alma: "Il domani tra di noi"?!? Da "La montagna tra di noi" (traduzione del titolo originale) a "Il domani tra di noi"? Cannibal c'è per caso il tuo zampino nella scelta del titolo? Comunque, non è che Kate Winslet sia rimasta invidiosa delle prodezze di Leonardo DiCaprio in Revenant e avrà pensato "So fare di meglio"? No dai, che Kate e Leonardo stanno così bene assieme che tutti si chiedono "Ma quand'è che si sposano?". Un po' come con Ford e Cannibal.
Cannibal Kid: Se il titolo di questo survival romantico che non mi ispira per niente l'avessi deciso io, penso che sarei riuscito a trovare di meglio, tipo “Li mortacci tra di noi”, o qualcosa del genere. Riguardo al matrimonio tra me e Ford, aspetto che divorzi da Julez. Nel frattempo mi consolo con Jennifer Lawrence. Sempre che Darren Aronofsky non la porti all'altare prima. O pure lui è in attesa di Ford?
Ford: titolo italiano assurdo a parte, sono piuttosto indeciso rispetto a questo film. Da un lato, l'atmosfera rustica un po' fordiana e Kate Winslet potrebbero convincermi a fare un tentativo, dall'altro il pericolo di sòla appare importante nonostante non sia presente nel cast Cannibal Kid. E a proposito del mio antagonista, faccio uno scoop: in realtà noi siamo già convolati a nozze a Las Vegas, qualche anno fa.
E questo episodio della rubrica rivela questo incredibile retroscena!

Il libro di Henry

"Ford dice che questa macchina fotografica è di ultima generazione: sarà vero?"

Alma: Qui abbiamo il piccolo genio che, per salvare la sua amica, cerca di incastrare uno stimato ma pericoloso commissario di polizia. No, non sto parlando di Cannibal Kid e di Ford anche perché non credo che Cannibal sia un genio così come non credo che Ford sia così bastardo come quello del film.
Cannibal Kid: Film già visto e a breve arriverà la recensione, perché qui su Pensieri Cannibali i film si guardano anche, mica se ne parla solo a sproposito e per pregiudizi come fa Ford, o si perde tempo a guardare in continuazione video su YouTube come fa Alma...
Ford: Alma, se di mezzo c'è Cannibal, che come giustamente scrivi non è certo un genio, posso essere bastardo molto più del commissario qui presente. Ahahahahahah!
Per quanto riguarda il film direi che siamo di fronte alla seconda incognita della settimana: potenziale chicca o sòla conclamata? Solo il post di Cannibal - e soprattutto il mio - potrà fare luce su questo mistero.

Gli sdraiati

"Di nuovo Cannibal? Quello non ha proprio nient'altro da fare che messaggiarmi!"

Alma: Ma quanti film stanno uscendo questa settimana? Ah, è un film italiano. E per di più con Claudio Bisio. Ripeto: ma quanti film stanno uscendo questa settimana?
Cannibal Kid: Claudio Bisio è una persona intelligente. Sullo scandalo molestie sessuali ad esempio la pensa come me e ha invitato a distinguere tra molestie e avance, così come le persone dalle opere (http://www.corriere.it/video-articoli/2017/11/17/claudio-bisio-fausto-brizzi-provarci-umano-molestie-sono-cosa-diversa-invito-vittime-rivolgersi-polizia/02d55e28-cba6-11e7-8d18-939169878a8f.shtml).
Quanto a Bisio come attore e come comico, non mi è mai piaciuto. D'altra parte lo dice pure lui di separare le persone dalle opere.
Quanto al film, è tratto da un fortunato libro di Michele Serra che non sembra male e, in quanto lavoro incentrato sul rapporto tra padri e teen, sembra mettere pure questo in scena il confronto tra Ford e me.
Ford: probabilmente, se questo film avesse visto protagonisti me e Cannibal, sarebbe venuta fuori perfino una discreta figata fuori dagli schemi. Purtroppo sarà soltanto l'ennesima commedia dolceamara italiana.

Caccia al tesoro

"Scattiamoci un bel selfie da mandare a Cannibal Kid!"

Alma: Forse non avete capito bene la domanda di prima e la riformulo in altra maniera. È proprio necessario che escano questi film? Una commedia di Carlo Vanzina (stavolta è da solo) con Vincenzo Salemme e Max Tortora. Già con questi dati basta a tramortire. Non è neanche necessario sapere quale sia la trama. Forse inizio a capire perché la blog war si sia spenta in questi anni.
Alma: Alma dimostra di non avere una conoscenza approfondita dei Vanzina. Questo film è diretto da Carlo, ma la sceneggiatura è scritta come al solito insieme al fratello Enrico, che ha sempre fatto lo sceneggiatore e mai il regista. Forse Alma dovrebbe smetterla di leggere libri seri e fare attività culturali da radical-chic alla Ford, e avvicinarsi al vero grande cinema italiano!
Detto questo, non credo proprio che vedrò mai questo film, complice anche la presenza dell'insopportabile Vincenzo Salemme.
Ford: detesto Salemme e questo tipo di filmetti anche più di Cannibal. Quindi lascio la patata bollente ad Alma, che pare voglia farsi una cultura in proposito, e proseguo senza voltarmi.

Il figlio sospeso

"E così Cannibal ha cercato di rifilare un'altra delle sue croste ad Alma, eh!?"

Alma: Un altro film italiano ma questa volta dalla parte opposta dei due precedenti. Se prima avevamo castronerie a tutto andare, qui abbiamo impegno ed emozioni. Ma sarà poi così?
Cannibal Kid: Io preferisco le castonerei a tutto andare. Soprattutto se l'alternativa è una pellicola di pseudo impegno fordiano e molto amatoriale come questa.
Ford: radicalchicchismo italiano? Me ne tengo ben bene alla larga.

Gramigna

"Merda, quella Alma pesta quasi più forte di Ford!"

Alma: Un altro film dai toni impegnati, almeno a giudicare dal trailer. Non so, forse si vuol ristabilire l'equilibrio con le due commedie, si fa per dire commedia. Il punto è che sono scettica perché molte volte il risultato è "Sì, ti sei impegnato ma nel voler dimostrare troppo, non hai colto l'obiettivo. Rimandato." La gramigna poi non morirà mai, ma anche la speranza di trovare un film che mi attiri in questa settimana.
Cannibal Kid: Ford è come la gramigna. Ha 320 anni, ma non muore mai, ahahah!
E questo biopic a lui dedicato sembra essere altrettanto infestante.
Ford: Cannibal è come la gramigna. Anche quando si spera di averlo estirpato, torna sempre a sbucare fuori.

La mano invisibile

"E io che pensavo di essere in Dogville!"

Alma: A prima vista mi sembrava in qualche maniera un documentario sul precariato. Leggo la trama e scopro che i lavoratori accettano di partecipare a un reality sul precariato. In più sta cercando di convincermi con la sua impostazione scenografica che sa di teatro. Passo anche stavolta. Sentite Cannibal e Ford, intanto vi va un po' di piadina con squacquerone e rucola? Lo squacquerone è un formaggio delle mie parti, più morbido dello stracchino.
Cannibal Kid: Ford, ma come parla 'sta qua? Cus'è che l'è lo squacquerone? Una roba che fa venire lo squaraus?
Mi sa che se non lo fa venire la piadina di Alma, lo fa venire 'sto film.
Ford: questo film lo fa venire di sicuro. Di piadine, invece, me ne mangio volentieri un paio.

Nut Job - Tutto molto divertente

"Grrrrrrr! Sono il Cucciolo Eroico! Vi faccio paura?"

Alma: Tutto molto divertente?!? TUTTO MOLTO DIVERTENTE?!? Cut venja un azident! Sono un'amante dei film di animazione e qui mi si presenta l'ennesimo film animato che non è adatto neanche ai feti e in più c'è anche la canzone "Andiamo a comandare" St’atent ch’at’atac in t’la muràia. Prego solo per l'anima di Ford che molto probabilmente sarà costretto a vederlo. E intanto altri film animati, come per esempio "La forma della voce" sono distribuiti solo per due o tre giorni. Ma boia d'un patàca!
Cannibal Kid: Ford, non so te, ma io ho smesso da un pezzo di comprendere quello che dice Alma, finita in evidente stato di delirio dopo questo confronto con noi due. Lascio comunque a te la visione di questa bambinata, per giunta il sequel di un film che ovviamente non ho visto, The Nut Job, anche se avrei pronto un bel titoletto per l'eventuale post...
Non ho capito perché nel trailer italiano hanno usato Andiamo a comandare quando, a voler fare la trashata a tutti i costi, avrebbero se non altro potuto realizzare la variante “Tutto molto divertente” dell'altra hit” di Fabio Rovazzi, “Tutto molto interessante”. Forse chi vedrà il film, come il Ford, lo scoprirà...
Ford: se non ho capito male Alma viene dalle parti di mio nonno, quindi mi sa tanto che sei tu a rischiare il delirio dopo questo confronto con noi due! Ahahahaha! Ad ogni modo, vidi all'epoca il primo Nut Job, assolutamente inutile, e non mi sogno neppure di consegnare al Fordino la possibilità di essere curioso di questo inutile sequel o qualunque cosa sia.

mercoledì 22 novembre 2017

Modern Family - Stagione 8 (ABC, USA, 2017)





L'appuntamento annuale con Modern Family equivale, in casa Ford, alla sensazione di piacevolezza che si prova nel rientrare tra le proprie mura dopo una giornata di lavoro, o al termine di una qualsiasi serata fuori o momento in cui, banalmente, l'unica cosa di cui si ha bisogno è un rifugio.
Nel corso dei suoi ormai otto anni di programmazione, il serial targato ABC, pur non stupendo per originalità o rottura degli schemi o regalando al pubblico stagioni in grado di far gridare al miracolo, ha compiuto l'impresa decisamente non da poco di mantenere lo stesso standard qualitativo senza alcun calo di tensione, sia essa emotiva o ironica, cosa da queste parti ancora più apprezzata in quanto sit-com, genere che non ho decisamente mai amato troppo.
Il tema della Famiglia, poi, risulta affrontato in modo sempre fresco e coinvolgente, a prescindere dal fatto che dall'altra parte dello schermo possano esserci single incalliti o vere e proprie tribù: dalle nostre parti, a partire dalla sigla, Modern Family riscontra grande successo anche rispetto ai Fordini, che in modo diverso ma ugualmente splendido manifestano la loro approvazione e portano noi "old school" a pensare a quando ci troveremo nella stessa condizione dei genitori protagonisti di questa stagione, quasi completamente incentrata sulla crescita dei figli delle tre famiglie protagoniste, in particolare Manny e Luke, giunti all'anno del diploma ed momento della scelta del college.
Se, poi, accanto a loro vengono considerate Ellie - già "inserita" nel mondo del lavoro" -, Alex - in bilico tra università e primo impiego - e la piccola Lily - pronta a rivelare sorprese nel corso della stagione - la sensazione di tempo che inesorabilmente trascorre e generazioni che si passano il testimone viene addirittura amplificata, toccando corde per le quali è impossibile rimanere indifferente per qualsiasi genitore.
Accanto a questa tematica decisamente sensibile - almeno per il sottoscritto, che già vede la Fordina in età da difesa automatica contro qualsiasi possibile fidanzato e il Fordino impegnato negli studi - si concentrano i momenti divertenti ed emozionanti legati al consueto gruppo di rodati charachters ed attori, dai mitici Jay e Phil - che continuano ad essere i miei favoriti - alle vulcaniche Gloria e Claire, diverse tra loro ma ugualmente dirompenti, senza ovviamente dimenticare Cameron e Mitchell, in grado di rendere e di ridere sul concetto di coppia gay senza risultare pesanti, spocchiosi, troppo ammiccanti o ruffiani.
Un plauso va senza ombra di dubbio agli autori ed alla produzione, capaci non solo di selezionare un gruppo di interpreti fisicamente perfetto per i ruoli delineati, ma anche e soprattutto in grado di mantenere attenzione, divertimento ed emozione ben oltre il livello di guardia nonostante il successo e tutti gli anni trascorsi.
Non resta, dunque, che attendere la prossima stagione per scoprire cosa ne sarà delle nuove generazioni dei Dunphy, dei Pritchett e dei Pritchett-Tucker.
Noi Ford, e rigorosamente insieme, saremo qui pronti per scoprirlo.




MrFord




 

martedì 21 novembre 2017

Mindhunter - Stagione 1 (Netflix, USA, 2017)




Ho sempre ritenuto affascinanti le figure ora classificate come serial killers: in fondo, uno dei misteri più difficili da portare alla luce è riferito senza dubbio alla complessità ed alla profondità - anche oscura - della Natura umana, ed il fatto che alcuni tra noi, nel corso quantomeno dell'ultimo secolo e mezzo - ma ci sono molte prove che il fenomeno è legato all'Uomo fin dai tempi delle prime grandi civiltà -, abbia manifestato apertamente atteggiamenti predatori neanche fosse il più selvaggio degli animali anche in casi in cui il quoziente intellettivo era molto alto rende l'intera questione decisamente interessante.
Ricordo anche quando passai da letture legate a questo campo da "grande distribuzione" a Mindhunter, autobiografia che l'ex agente speciale della sezione Analisi comportamentale dell'FBI John Douglas realizzò collaborando con lo scrittore Mark Olshaker, ad oggi ancora uno dei miei libri preferiti: per la prima volta, infatti, scoprii come aveva vissuto il faccia a faccia con molti serial killers noti anche grazie a Cinema e televisione qualcuno che era stato un pioniere dello studio dei loro comportamenti, e cercavo di capire come ci si sarebbe sentiti a trovarsi di fronte a Edmund Kemper, Charles Manson, Figlio di Sam e via discorrendo: che effetto può fare, del resto, guardare negli occhi qualcuno che ha tolto deliberatamente la vita ad una "preda", e che lo ha fatto in modi che tu non potresti neppure immaginare?
Al Cinema l'atmosfera incredibile di quel libro era stata tradotta da Michael Mann con Manhunter e Jonathan Demme con Il silenzio degli innocenti - ancor più che da Fincher, coinvolto in questo progetto, con il suo Se7en -, ma sul piccolo schermo, malgrado alcuni ottimi prodotti, non mi era mai capitato di avvertire quella sotterranea tensione, la sensazione che mescola disagio, terrore e curiosità, i brividi che alcuni uomini ed alcune situazioni possono mettere anche a chi è abituato, per mestiere, a conoscere il peggio del nostro mondo, o quantomeno alcuni lati di quello stesso peggio, almeno fino a questo Mindhunter.
Ispirato al già citato testo firmato da John Douglas - anche consulente -, questo silenzioso e sotto le righe crime può tranquillamente essere considerato, da un appassionato di questa materia come il sottoscritto ma anche di Cinema più in generale come una delle chicche più interessanti di un anno che ha presentato senza ombra di dubbio più novità e proposte interessanti sul piccolo schermo che sul grande, segno evidente che i tempi sono cambiati e che la rivoluzione iniziata con Lost poco più di dieci anni fa è una realtà ormai consolidata.
Sfruttando due protagonisti sulla carta agli antipodi - il giovane, ambizioso, intuitivo Ford ed il roccioso, spigoloso e più maturo Tench, che paiono la versione crime di Cannibal e del sottoscritto - spalleggiati dal un personaggio femminile ancora poco definito - ma credo ci sarà tempo di scoprire anche la Dottoressa Carr di Anna Torv - assistiamo ad una vera e propria discesa negli inferi della mente criminale che prende il suo tempo, muove un passo alla volta, fa riflettere - l'episodio dedicato alla situazione del preside della scuola elementare che solletica i piedi ai bambini invece che punirli per i comportamenti non adeguati - e culmina in un season finale che rievoca uno dei passaggi fondamentali del romanzo dal quale quest'opera è stata tratta - il concetto del "ognuno ha il suo sasso" - e chiude con un confronto da tensione alle stelle tra Ford ed Edmund Kemper, che fu uno dei pilastri del progetto di profiling di Douglas - il primo ad ammettere il legame molto forte che si creò con il serial killer delle studentesse californiane, uno degli assassini con il quoziente intellettivo più alto mai registrati, al contrario di altri palesemente quasi disprezzati come i già citati Manson e Figlio di Sam - ed aumenta a dismisura curiosità e hype per la seconda e già annunciata stagione.
Del resto, l'abisso che ci portiamo dentro ha profondità che non abbiamo ancora neppure immaginato.
E se il risultato sono prodotti come questo, sono pronto a continuare l'esplorazione.




MrFord




lunedì 20 novembre 2017

This is us - Stagione 1 (NBC, USA, 2016)








Con ogni probabilità, se si pensa di vivere una vita piena, pronta a concederci gioie, dolori, amore, morte, crescita, esperienze, la stessa sarà sempre superiore a qualsiasi film, romanzo o canzone possa colpirci da quando arriviamo a quando ce ne andiamo.
Del resto, esistono avvenimenti, casualità, cadute e risalite che provate sulla pelle assumono il valore unico di renderci protagonisti del film incredibile che resta la nostra vita, nella sua semplicità, a prescindere da quanto siamo destinati a combinare su questa palla di fango.
This is us non è certo la migliore serie televisiva che abbia mai visto in termini oggettivi ed assoluti, ma senza ombra di dubbio mi è parsa quella più toccante nel raccontare con sincerità - pur trattandosi, per l'appunto, di un'opera di fiction - la meraviglia assoluta che è e resta l'esistenza quando viene vissuta, specie a partire da quello che è il suo cardine più importante ed ingombrante: la Famiglia.
Che lo si voglia o no, che si tratti di quella che viviamo per questioni di sangue o costruiamo per amore, la Famiglia è la scintilla che accende ed accenderà le braci più roventi sulle quali andremo a camminare, e che regalerà a chiunque i momenti migliori o peggiori che potremo ricordare.
La storia dei Pearson, tra presente e passato, amarezze e grandi gioie, lacrime e speranze, è qualcosa che si sente sottopelle perchè portato sullo schermo con la stessa disarmante sincerità del racconto di un padre, una madre, un nonno, un fratello, una sorella: si ritrovano una colonna sonora - magnifica -, momenti di commozione - a profusione: onestamente penso che This is us abbia conquistato il primato del serial con il più alto numero di lacrime strappate ai Ford da sempre - e divertimento, conquiste e perdite, piccoli e grandi gesti, scelte e destino, e non dovrei aver bisogno di aggiungere altro, considerato che tutti noi conosciamo le sensazioni per averle provate nel corso della nostra vita.
In Jack - il tipico personaggio che uno stronzo come me sogna da sempre di diventare da grande -, Rebecca, Randall, Kevin, Kate, William - il tipico personaggio che uno stronzo come me spera di diventare da vecchio -, c'è tutta la magia dei sentimenti che, più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto sia assurdo negare, fanno parte della vita di tutti noi.
Percorrendo la storia dei Pearson - che, per usare le parole di Jack nell'ultimo episodio di questa folgorante prima stagione, "è solo all'inizio" - mi sono tornati in mente momenti che non potrò mai cancellare dalla memoria: la morte di mia nonna quando avevo undici anni e quella forza che mi si sgretolò tra le mani quando mia madre in lacrime aprì la porta di casa, quella di mio nonno poco prima dei diciotto, il primo bacio e la prima scopata, il giorno del matrimonio, quello in cui incontrai Julez e volai di corsa dal mio capo di allora a complimentarmi per la nuova assunzione, le lacrime sulle note de Il cielo d'Irlanda al funerale del mio amico Emiliano, la nascita del Fordino ed il parcheggio mancato sotto la neve, quella della Fordina con il neo fratellino a correrci incontro nel corridoio dell'ospedale con un mazzo di fiori in mano, i momenti in cui ogni giorno troviamo la magia in piccoli gesti, due notti fa quando la più piccola di casa Ford mi si è addormentata sul petto stringendomi così forte da farmi mancare il fiato, quel terribile ventotto maggio duemilaquattordici quando scoprimmo che quella che sognavamo sarebbe stata la nostra bambina era perduta, il sorriso di AleLeo al nostro ritorno a casa, pronto a salvarci entrambi da un dolore troppo forte.
E in tutto questo, la voglia di essere ancora qui, di vivere questa vita fino in fondo, di costruire una Famiglia che sarà gioie e dolori, ma anche quel qualcosa che ameremo più di qualsiasi altra, sempre e comunque.
"Questa storia d'amore è solo all'inizio", dichiara Jack a Rebecca in chiusura di stagione.
Ed è giusto, umano, vero, straordinariamente bello che sia così.
Perchè questi siamo noi.




MrFord




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