venerdì 25 maggio 2018

You never had it - An evening with Charles Bukowski (Matteo Borgardt, USA/Italia/Messico, 2016, 52')




Quando lessi il primo libro di Bukowski - che, per assurdo, fu il suo ultimo, Pulp - ero decisamente più giovane di ora, non bevevo ed ero ancora preda della timidezza che mi permise di soffrire abbastanza, ai tempi dell'adolescenza, da iniziare a scrivere.
Anche se non lo ricordo, senza dubbio compresi le parole di quello che poteva essere praticamente un nonno - del resto, il vecchio Hank nacque nel millenovecentoventi, come il mio fondamentale nonno materno - solo parzialmente, tanto da rivalutarlo in termini di importanza personale e letteraria molto tempo dopo, una volta presa coscienza io stesso dei tanti alti e bassi della vita, ed una familiarità decisamente maggiore con alcool, sesso e lato bestiale ai tempi ben celato.
Non avevo però mai avuto occasione di confrontarmi con il selvaggio Buck "in persona", e dunque all'incontro quasi casuale con questo documentario/intervista legato a materiale girato nella casa di San Pedro, in California, dello scrittore nei primi anni ottanta da una giornalista italiana non ho potuto che rispondere con una presenza convinta e tutta la voglia di scoprire la parte oltre la macchina da scrivere di quello che, oggi, è uno dei riferimenti letterari indiscutibili di questo vecchio cowboy: curioso, in questo senso, che lo stesso Bukowski affermi che ogni scrittore rappresenti il meglio di se stesso soltanto nel momento in cui, solo, scrive, e che nel resto del tempo finisca per portare al mondo un esempio negativo, o pessimo.
Un quadro che ben racconta la poca fiducia del ruvido Hank verso il genere umano e la società così come l'ammissione senza ipocrisie di una serie di difetti che lo resero lo straordinario cantore della vita e dell'esperienza che era, un pirata come vorrei essere io stesso, con la differenza di almeno una trentina d'anni in più di occasioni da vivere su questa terra.
L'intervista, che tocca tematiche profondamente differenti tra loro, dalla politica, alla scrittura, alla società, passando ovviamente per alcool e sesso, non pare neppure per un istante volta a scoprire o tentare di spiegare Bukowski autore o uomo, quanto più a regalare al pubblico un'immagine genuina e magnetica di una personalità non facile e magica, di quelle che ti invitano sul balcone con panorama della camera in cui scrivono per poi rivelare di aver passato del tempo in quello stesso posto una volta l'anno, senza neppure esserne sicuri.
Del resto, probabilmente se leggesse un tentativo come questo di rendere l'idea di quell'atmosfera, o dei momenti raccontati da questo mediometraggio, lo stesso Bukowski mi manderebbe dritto affanculo, conscio del fatto che non esiste prova migliore se non il faccia a faccia - magari supportati da una robusta dose di alcool - per mostrare davvero quello che si è, o quantomeno quello che si pensa di essere, in barba a buone maniere o aspettative.
Avendo lavorato fino ai cinquanta suonati ed essendo salito alla ribalta soltanto nella maturità, Hank doveva ben sapere come stavano le cose, cosa significasse sopravvivere portando avanti le proprie passioni oppure accandonandole per una scopata o una sbronza, senza guardare in faccia nessuno: sicuramente avrebbe apprezzato non si guardasse in faccia neppure lui, nonostante il bene che alcune sue opere potessero stimolare nel lettore.
Personalmente, io sogno di avere la possibilità di una pensione a cinquant'anni, scrittore oppure no.
E di aggredire la vita il più possibile, e per il più a lungo possibile.
O quantomeno, di farlo con la stessa sfrontatezza del mitico Buck.
Che non significa necessariamente allo stesso modo - in fondo, non bevo vino e ho molta più fiducia nelle persone - ma con una dose di passione molto simile.



MrFord



 

giovedì 24 maggio 2018

Thursday's child




Cari compagni di bevute del bancone del Saloon, bentornati all'appuntamento con la rubrica delle uscite, questa volta completato nel terzetto con più brio dai tempi di Daitarn III da Mary Pellegrino, fan sfegatata del mio rivale Cannibal Kid. Cosa ne sarà uscito?


Cannibal e Ford alla ricerca di Mary Pellegrino.

Mektoub, My Love - Canto uno

"Vuoi usare la bici come Ford?" "Sì, anche se so guidare certo meglio di lui."

Mary: I protagonisti di questo film se la spassano per tutto il tempo sotto il sole e io non ho ancora deciso dove andrò in vacanza ad agosto. Ma quanto è ingiusta la vita? Comunque, tornando a noi, devo ammettere che questo film m’intriga, anche perché Kechiche e il suo modo di raccontare le cose, mi piacciono molto. Ho amato “Cous Cous” e “La vita di Adele”, pertanto potrei tranquillamente investire 180 minuti della mia vita per guardare anche questo. Sono curiosa di sapere cosa ne pensano il Cannibale e Mr. Ford, perché pare che le scene hot non manchino e che ci sia anche un protagonista sfigatello, che avrebbe sicuramente bisogno degli insegnamenti di due fratelli maggiori. A buon intenditor, poche parole.
Cannibal Kid: Aspetto questo film da quando è stato presentato all'ultimo Festival di Venezia così come da allora aspetto il ritorno dell'estate. Finalmente arriva anche da noi, sebbene sospetto giusto in 4 o 5 sale in tutta Italia, e la curiosità è altissima. Perché si preannuncia come un film pieno di figa? No, perché è il nuovo lavoro del regista dello splendido La vita di Adele, che sì, era anch'esso un film pieno di figa, ma forse è solo una coincidenza. O forse no.
Ford: adoro Kechiche da sempre, anche da quando i radical come Cannibal neanche lo conoscevano, e ho adorato La vita di Adele e molte sue sequenze. Dunque curiosità a mille per un film che promette di risvegliare l'estate in sala. E per fortuna.

Solo: A Star Wars Story

Cannibal e Ford in attesa di sbronzarsi. E di Mary Pellegrino.

Mary: Ad essere sincera non sono mai stata una grandissima fan della saga di Star Wars, però, sono un po’ masochista e le vicende travagliate mi fanno sempre gola e direi che qui, un po’ di travaglio c’è stato, visto che Ron Howard è subentrato alla regia di questo film a riprese praticamente terminate. Pare che non si sia limitato a completare il film ma che abbia rigirato almeno il 70% delle scene già dirette da Lord&Miller. Cazzuto il ragazzo! Comunque il mio è un sì per Ron. Il buon caro, vecchio Ricky Cunningham avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.
Cannibal Kid: Nemmeno io sono mai stato un grande fan di Star Wars, proprio come Mary e al contrario di Ford che non a caso considero il mio Darth Vader personale, però la nuova saga con Rey e Finn perfetta per il pubblico di noi ggiovani e soprattutto finti ggiovani mi sta gasando abbastanza. C'è comunque da aggiungere che il precedente spin-off della saga Rogue One mi ha annoiato a morte e quindi questo Solo rischia di essere una gran sòla.
Ford: Han Solo è uno dei miei personaggi preferiti della saga di Star Wars, strafottente e piratesco come piace a me. Non che abbia grossa fiducia in questo spin off, ma spero davvero possa soddisfarmi e fare incazzare un pò Cannibal, che ultimamente è così d'accordo con me da fare addirittura complimenti a qualche mio post.

Montparnasse - Femminile singolare

"Voglio essere anch'io una groupie di Cannibal come Mary!"

Mary: Un po’ di leggerezza non fa mai male, se poi tra gli ingredienti ci mettiamo le vie di Parigi e una ragazza che nonostante la sfiga perenne, non si arrende mai e cerca di riprendere in mano la sua vita e portarla verso una nuova direzione, direi che una chance gliela darei. Ecco, un film da vedere con le amiche, magari il mercoledì sera, dopo la lezione di pilates. Cannibale, Mr. Ford, se vi va, potete venire anche voi, sarei curiosa di ascoltare i vostri commenti in diretta ;)
Cannibal Kid: Al contrario degli inviti dell'insistente stalker Ford, quello di Mary lo accetto volentieri. La lezione di pilates magari anche no, ecco, però la serata al cinema a vedere questo probabile secondo gioiellino francese della settimana ci sta.
Ford: cara Mary, facciamo così. Tu porta la tua amichetta Katniss Kid con le tue amiche a pilates e a vedere questa francesata, io vado a crossfit, mi guardo un action e poi vi raggiungo solo per bere.

La terra di Dio

"Il Casale dimenticato da tutti gli dei."

Mary: Lo posso dire? Il mio primo pensiero è andato subito a “I segreti di Brokeback Mountain”. Comunque, in questo film, ci sono tutti gli ingredienti giusti per catturare l’attenzione dello spettatore e coinvolgerlo emotivamente: amore, passione, speranza, scoperta, ma anche il timore di come vivere e affrontare tutti questi sentimenti. Perché si sa, l’amore porta scompiglio! Insomma, per fare un film che narra l’impegno affettivo-amoroso, nell’epoca del disimpegno e dell’amore virtuale e fast ( o “fast love” citando George Michael), in cui se sei fortunato ti scaricano con un sms, direi che ci vuole molto coraggio. (Cannibale, posso citare anche gli Ex-Otago, o ti sembra troppo? Ahahahahaha!).
Cannibal Kid: Non so se questo film si rivelerà proprio ai livelli di Brokeback Mountain, film che ci tengo a precisare per l'ennesima volta NON è ispirato al rapporto tra me e Ford. La terra di Dio mi sembra più che altro la sbadigliosa versione ambientata nella campagna britannica di quella pellicola. Per proseguire nel brillante gioco delle citazioni musicali iniziato dall'ottima Mary (sto risultando troppo leccaculo?) posso dire che Brokeback era un gran film, tutto il resto è noia.
Ford: mi tocca purtroppo essere di nuovo d'accordo con Cannibal. Brokeback è un gran film che fu reso ancora più grande da due grandi interpretazioni, che potrebbero essere superate soltanto se decidessimo di girare il remake con protagonisti io e il mio rivale. Che so già starà avendo brividi di terrore. In caso, io scelgo la parte di Ennis Del Rio.

Sergio & Sergei - Il professore e il cosmonauta

Ford - con bicchiere -, Mary e Cannibal durante la stesura del post.

Mary: Che dire? Sono un po’ invidiosa dell’astronauta rimasto nello spazio per tutto quel tempo. È che certe volte i miei simili (non tutti, fortunatamente) mi fanno venire l’orticaria e spesso e volentieri mi ritrovo a immaginarmi da sola, a vagare per lo spazio o come unica abitante del pianeta “vattelapesca”. Cazzate a parte, mi piacerebbe saperne di più su questa vicenda. Cioè, ma davvero questo povero cristo è rimasto nello spazio per tutto quel tempo perché non c’erano più soldi per farlo tornare sulla Terra?
Cannibal Kid: Una storia che sembrerebbe riecheggiare Gravity e altri claustrofobici film spaziali del genere, ma che invece a vedere il trailer dalle atmosfere cubane sembra una commedia decisamente frizzante. Quasi quasi un'occhiata gliela darei, sognando che a finire lontano da questa Terra sia un certo astronauta Ford.
Ford: film che potrebbe a sorpresa risultare interessante, ma che probabilmente sarà introvabile nelle sale e non solo. Un pò come Cannibal spedito in orbita da un calcio rotante mentre Mary prende il suo posto al timone di questa rubrica.

Stato di ebbrezza

"E ora mi scasso questa vodka liscia come se fossi Ford."

Mary: Per una maniaca del controllo come me, l’idea di ritrovarmi completamente sbronza, chissà dove e soprattutto chissà con chi, mi mette un pochino d’ansia. Ma fortunatamente, in questo film, la sbronza non sono io, ma Maria e se devo dirvela tutta, non m’interessa particolarmente scoprire come se la caverà. Il cast non m’intriga e la trama nemmeno. Faccio passo e non andrei a vederlo nemmeno in stato di ebbrezza, per l’appunto.
Cannibal Kid: A me preoccupa più l'idea di NON essere completamente sbronzo in qualunque momento della mia vita, ahahah. E sotto questo aspetto credo di essere simile a quell'alcolizzato di Ford. Quanto al film, dal trailer sa di classico film italiano tanto urlato e semiamatoriale. Anzi, mi correggo: del tutto amatoriale.
Ford: non commento neppure questo classico filmaccio italiano, ma di nuovo mi tocca sottoscrivere con Cannibal. Se non fossi spesso sbronzo, sarebbe difficile affrontare un sacco di cose.

Parasitic Twin

Solo per voi, la locandina rivista e corretta di Bright star.

Mary: Già il titolo, è tutto un programma: gemello parassita! La trama di questo film m’inquieta un pochino, e le protagoniste mi sembrano tutte fuori di testa. Però, io sono coraggiosa e questo thriller gotico, non me lo voglio perdere. Magari, per affrontare con più leggerezza la visione delle scene ad alta tensione, potrei affondare la testa nel cestino dei popcorn e stordirmi con una coca cola! Anzi, Cannibale, Mr. Ford, potremmo andare a vederlo insieme, così, nel momento del bisogno, potrei chiedervi di tenermi la manina!
Cannibal Kid: In questo caso accetto l'invito, ma solo a condizione che la Coca-Cola venga corretta con del rum. O con del Jack, a te la scelta, Mary. Per reggere la visione di quest'altra robetta italiana amatoriale mi sa che ce n'è bisogno.
Ford: per poter vedere una roba simile ho bisogno di una bottiglia di Jack corretta con un pò di Coca-Cola. Se me la fai trovare sulla poltroncina, Mary, sono già in sala.

Hotel Gagarin

"Speriamo che il mio autista non sia Ford, altrimenti all'appuntamento arriverò con un ritardo da record."

Mary: Sono sempre un po’ scettica davanti a certi film italiani. Spesso li uso un po’ come “tappabuchi”, e li guardo per curiosità o solo quando non ho nulla di meglio da fare. Però, la trama di questo qui mi stuzzica, e poi c’è Battiston e io, per lui, ho un vero e proprio debole. Non chiedetemi il perché, giuro che non saprei cosa rispondervi. Comunque, una chance gliela darei.
Cannibal Kid: Negli ultimi tempi, non chiedete il perché nemmeno a me, ogni tanto difendo il cinema italiano. Questa settimana però no, non c'ho proprio voglia. Hotel Gagarin cosa mi rappresenta? Una specie di versione nostrana di Grand Budapest Hotel?
Ford: tutti ormai sapete come la penso a proposito del Cinema italiano "tappabuchi", come lo definisce Mary. Passo senza nessuna remora.

Rudy Valentino

"Secondo voi potremmo raggiungere lo stato di ebbrezza di Ford e Cannibal?" "Non credo proprio. Quei due sono peggio di Hank Moody."

Mary: Cioè, non voglio dire, ma Rodolfo Valentino era un mio conterraneo. Era pugliese di Castellaneta, mica pizza e fichi! Mi piace l’idea di aver fatto rivivere questo personaggio, di averlo riportato, in un certo senso, a quelle che erano le sue origini prima che diventasse una star di Hollywood. Un film che, seppur indirettamente, affronta una tematica ancora molto attuale e cioè quella dei giovani che sono costretti a lasciare la propria terra e i propri affetti per inseguire i loro sogni. Rudy ce l’ha fatta, eccome se ce l’ha fatta ed è diventato anche un latin lover! Cannibale, che sogni hai? Oltre a quello di diventare anche tu un latin lover, ovviamente…;)
Cannibal Kid: A parte quello, il mio sogno è quello di sconfiggere Mr. Ford su un ring di wrestling.
Ah no, ho fatto confusione! Quello mi sa che è il suo, di sogno.
Anche in questo caso, nonostante le buone intenzioni che ci possono star dietro, mi sento di bocciare a priori questa pellicola tricolore, che fin dal trailer non promette molto di buono.
Ford: Mary, basta provarci con Cannibal! Non voglio ritrovarmi con te in lacrime dopo che l'avrò sconfitto in un match di wrestling!

La settima onda

"Due film di merda nella stessa settimana. Forse devo rivedere le mie scelte."

Mary: Mi verrebbe da dire che mi bastano già le mie di crisi esistenziali. Ne fronteggio almeno una al giorno, e a differenza dei protagonisti di questo film, non ho il culo in ammollo nell’acqua del mare e i piedi che affondano nella sabbia! Io passo. Temo che questa settima onda possa travolgermi, e di finire con la testa sott’acqua, non ne ho proprio voglia.
Cannibal Kid: Film del 2014 che esce “finalmente” adesso. La domanda è: perché???
E non intendo perché hanno aspettato tanto, ma parché hanno deciso di farlo uscire.
Ford: con l'estate in arrivo, le uniche onde che voglio vedere sono quelle del mare in vacanza. E non solo sette.

Nobili bugie

"Vedi, giovane Cannibal, se vuoi raggiungere il mio livello di alcolismo, devi applicarti e cominciare a darci dentro con i white russian." "Vecchio Ford, non ci penso neppure!"

Mary: A me le bugie non piacciono, perché si sa, hanno le gambe corte e per saperle raccontare e soprattutto ricordare, serve una buona memoria. Detto questo, la trama non m’incuriosisce, mi sembra a un minestrone con troppi ingredienti. Non amo particolarmente il genere e ho paura che potrebbe venirmi voglia di alzarmi dopo i primi 15 minuti.
Cannibal Kid: Sarà perché sono un gran smemorato che nemmeno a me piacciono le bugie?
Quindi evito di fare il Pinocchio della situazione e dico la verità: questo film mi fa schifo e – indovinate un po'? – anche Ford mi fa schifo!
Ford: io sono sempre stato un ottimo bugiardo, ma con l'età ho cercato di migliorarmi e andare dritto al punto. Questa roba mi pare proprio faccia cagare.

mercoledì 23 maggio 2018

La casa di carta - Stagione 2 (Netflix, Spagna, 2018)







Ho sempre pensato, dai ricordi d'infanzia - come ho già scritto nel post dedicato alla prima stagione - al retaggio - un nonno Partigiano -, dallo spirito alle prese di posizione, di avere un legame particolare con il concetto di Resistenza.
Un concetto, per quanto mi riguarda, non tanto legato all'idea di essere contro a prescindere, per partito preso, quanto più che altro al motto "hold fast" dei marinai e dei pirati, dell'aggrapparsi alla vita fino all'ultimo, al partecipare, al far sentire al mondo e soprattutto al Potere - inteso anch'esso come concetto - che si è vivi e mai domi.
Perchè è questo il bello della vita: vivere.
Ed il bello della seconda stagione de La casa di carta, per molti versi - soprattutto in termini di scrittura - inferiore alla prima, è che si esprima questo concetto principalmente e paradossalmente attraverso la morte: perchè nell'addio a due dei protagonisti ho trovato il succo di quello che io inseguo, sento, desidero per certi versi dalla vita.
L'affrancarsi dal Potere, in qualunque modo sia esso inteso, la Resistenza, da quella che portiamo avanti ogni giorno quando cerchiamo di fare finta che il nostro lavoro sia solo un lavoro e non la maggior parte del tempo che passiamo lontani da chi amiamo, che viviamo sulla pelle, che porta il cuore a battere per rabbia, passione, desiderio, e chi più ne ha, più ne metta, il sentirsi presenti, pronti ad aggredire ogni giorno anche quando si è così stanchi da pensare di mollare, e dormire il più profondo dei sonni.
E poco importa di una sceneggiatura poco plausibile - anche meno rispetto a quella della prima stagione -, di innesti e dimenticanze, di imperfezioni e via discorrendo: la vita, per quanto mi riguarda, la passione, il desiderio, la Resistenza, sono sempre quelli che vincono, a prescindere da chi siano i "buoni" e chi i "cattivi", da quale parte della barricata si voglia stare, anche se, per quanto mi riguarda, so benissimo dove mi vedo.
Mi vedo a sognare un'isola, a pensare di sfruttare il denaro non in quanto tale, ma come mezzo per vivere, a morire tra le braccia dei miei figli, dicendo loro che gli voglio bene, a combattere a mio modo ogni giorno per mostrare di essere presente, vivo, combattivo, pronto a guardare in faccia quello che accade e a prendere quello che desidero.
In fondo, La casa di carta racconta la storia - implausibile, ma è bello così - di un sogno: quello di essere contro, di tentare di trovare la propria strada, di sbagliare, di essere un cattivo anche quando nel mondo ci sono tanti cattivi tra i buoni, di immaginare che possano esistere sentimenti più grandi di regole, leggi, poteri costituiti.
Che esista una vita oltre i soldi, il lavoro, le case di carta: che esista un'isola in cui rifugiarsi, che costa sacrifici e speranze e sogni infranti, ma che possa cullare come la più generosa delle madri.
Che valga ogni sacrificio, ogni goccia di sudore e di sangue, ogni sofferenza, ogni addio.
Che valga la battaglia, la testa alta, una certa dose di incoscienza e supponenza.
Resistere, per vivere.
Perchè vivere è resistere.
Anche quando si perde. Anche quando si muore.
L'importante sarà averlo fatto per un motivo così grande.




MrFord



 

martedì 22 maggio 2018

Black Sails - Stagione 4 (Starz, Sud Africa/USA, 2017)







E' ormai chiaro a chiunque abbia anche solo di striscio frequentato il Saloon il fascino che i pirati esercitano su questo vecchio cowboy, tanto da essere considerati a tutti gli effetti la mia seconda preferenza assoluta in termini di atmosfera, cornice, ambientazione di una storia: in particolare, i charachters figli della penna di Robert Louis Stevenson come John Silver sono diventati, con il tempo, tra i miei preferiti in assoluto quando si parla di Letteratura.
Certo, i pirati romanzati e resi "romantici" dagli scrittori e dal Cinema in realtà sono sempre stati espressione del peggio della società, criminali e reietti disposti a fare qualsiasi cosa e compiere atti indicibili, eppure al contempo emblema di una rivolta rispetto ad un sistema che, come un destino già scritto, schiaccia tutti quelli che desiderano vivere in modo diverso da quello che lui concepisce, e non prevede alternativa all'adattamento, forzato oppure no che sia.
In questo senso, il mix tra realtà e fiction di Black Sails - che porta sullo schermo personaggi di fantasia come John Silver e Flint accanto a pirati come Anne Bonnie e Rackham, realmente esistiti - mi ha ricordato molto, nel suo crescendo, l'epopea dei gladiatori ribelli di Spartacus, produzione sempre targata Starz: certo, l'epica della rivolta contro il grande impero qui è mitigata dalla naturale inclinazione al crimine, al delitto ed al peccato dei pirati, ma l'idea, in fin dei conti, nasce dalla stessa materia.
I pirati di Nassau raccontati da questa serie, pur coscienti dei loro limiti morali, combattono per un'indipendenza sociale rispetto ad un impero - quello Britannico - che impone regole e dettami in tutto il mondo, ma al quale loro - nonostante la nascita della maggior parte - non sentono di dovere nulla se non le origini: una guerra che non potrà portare che morte e distruzione per chi vi combatte da una parte e dall'altra ma che non scalfirà l'ordine costituito, perchè è quello stesso ordine che non solo ha costruito ed indirizzato il mondo, ma ha anche creato i propri antagonisti, quegli stessi pirati che disprezza e condanna.
Il crescendo di questa quarta e, purtroppo, ultima stagione, amplificato emotivamente dalla guerra esplosa tra Flint e Silver da una parte ed il Governatore Rogers dall'altra, con tradimenti, intrighi, voltafaccia, morti eccellenti e chi più ne ha, più ne metta, ha avuto il grande merito di chiudere al meglio una proposta poco conosciuta eppure potentissima come questa, penalizzata nelle ultime puntate forse proprio dalla decisione di scrivere la parola fine troppo presto al titolo - un'altra stagione ci sarebbe stata tutta, considerata la carne al fuoco - e, dunque, da alcuni passaggi tagliati con l'accetta che costringono lo spettatore ad accelerate brusche in termini di narrazione.
Poco importa, però: la parabola discendente dell'epoca d'oro di questi criminali divenuti loro malgrado eroi romantici e destinata fin dal principio ad una fine raccoglie le storie, vere o inventate, sanguinose o di speranza, di uomini e donne che ebbero, pur vivendo in quello che, in una galassia lontana lontana sarebbe stato ribattezzato "il lato oscuro", il coraggio di affrontare uno status quo che nessuno al mondo, allora, avrebbe avuto il coraggio neppure di osteggiare con il pensiero.
Ad alcuni sarà andata bene, ad altri meno, ci sarà stato chi, graziato dalla morte, ha finito per essere più fortunato di chi è impazzito da vivo, sopravvissuto o istituzionalizzato, e chi, invece, ha cercato di sopravvivere pensando alla propria pelle e ad una felicità lontana da una guerra che non avrebbe portato certo la vittoria.
Una sconfitta onorevole. O un furbo modo per rimanere in mare.
Fingere di aver accettato le regole per sventolare il Jolly Roger appena si è tra le onde con il vento nei capelli.
In fondo, essere pirati significa anche non mollare.
Anche quando, per farlo, occorre vivere sempre con il rischio incombente di un giro di chiglia.



MrFord



lunedì 21 maggio 2018

Rampage - Furia animale (Brad Peyton, USA, 2017, 107')







Ricordo più che bene - pur se velati da un alone misto di nostalgia, alcool ed età - i tempi in cui andavo in sala giochi con una scorta di monetine - che andavano dalle cinquanta alle duecento lire, a seconda della località - ed un amico - oppure mio fratello - per giocare a Rampage, divertendomi come un pazzo a distruggere palazzi ed ingoiare soldati utilizzando il gorilla in stile King Kong - a dire il vero il meno interessante dei tre personaggi a disposizione, per quanto mi riguarda -, il lupo gigante o il lucertolone.
Tempi semplici, lontani, in cui i videogiochi erano qualcosa di quasi incredibile e lontano dalla quotidianità e dalle case.
Tempi passati, ma che evidentemente sono rimasti nel cuore di chi, come me, li ha vissuti, ed ora si ritrova a tentare di riportarne i fasti in sala sfruttando la popolarità di quello che è l'action hero per definizione di questo secondo decennio degli Anni Zero - Dwayne Johnson, ovvero The Rock, uno dei wrestlers più importanti di sempre - e gli effettoni che, ai tempi, si sarebbero soltanto potuti sognare, sia sulle console da gioco che sul grande schermo.
Rampage - Furia animale, di fatto, non inventa assolutamente nulla di nuovo, pare una sorta di versione aggiornata di San Andreas che sostituisce l'impatto della Daddario con quello degli animali giganti - e non me ne vogliano i bestioni, non mi pare uno scambio equo - e presenta un The Rock come sempre in grado di fare tutto e anche di più, eppure, così come San Andreas, spassoso e divertente da vedere, in barba a prevedibilità e tamarraggine di questo tipo di proposte.
In effetti, quando questo tipo di titoli finiscono per non prendersi sul serio e fare il loro lavoro, è difficile non digerirli, soprattutto quando giunti alla conclusione di una giornata lavorativa - a casa e fuori - rimangono davvero poche energie per affrontare la visione del consueto film da divano: qui al Saloon, infatti, ci siamo goduti Rampage dal primo all'ultimo minuto e senza ritegno, indovinando tutte le scelte del suo protagonista e perfino quelle degli animaloni pronti a fargli da spalla - compreso il faccia a faccia finale con George il gorillone - ed apprezzando proprio questo tipo di prevedibilità neanche fossimo tornati i bambini che inserivano la moneta nel videogioco con nessun'altra aspettativa se non quella di distruggere più palazzi fosse possibile.
In questo senso il lavoro di Brad Peyton - già accanto al buon Dwayne nel già citato San Andreas e Viaggio nell'isola misteriosa - rende assolutamente onore al vecchio videogioco, portando sullo schermo il più classico dei popcorn movies da distruzione totale, senza pretese e logica, giocato scandalosamente a favore del main charachter ed incurante di qualsiasi regola anche in un contesto che regole non prevede: personalmente non avrei chiesto altro se non una Daddario in più ed un pedale premuto con decisione ancora maggiore sul trash volontario, ma ammetto di essermi piacevolmente accontentato e di essermi fatto intrattenere da questo giocattolone pronto a tenere lontano qualsiasi radical della blogosfera senza alcun pensiero neanche avessi deciso di farmi una sessione in più del solito in palestra, o quel cocktail pronto a regalare la sbronza durante un'uscita.
Anzi, personalmente avrei bisogno di un film come Rampage a settimana, che con The Rock, qualche esplosione e tanta implausibilità potrebbe portare allegria e spensieratezza e, chissà, anche convogliare il sonno dei giusti una volta terminata la visione.
Un pò come quando, da bambino, terminati i gettoni, si tornava a casa ridendo e ricordando le gesta più eclatanti della lotta tra gli animali giganti e l'esercito di piccoli umani che tentavano di fermarli.
Tempi semplici, lontani, che a volte - più spesso di quanto sembri - è davvero piacevole rievocare.




MrFord




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...